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Flavio R.G. Mela

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Folklore. Gli "Altari" o "Tavolate" di San Giuseppe a Leonforte.

Nel periodo di Primavera ed intorno alle giornate della festa di San Giuseppe, in diverse località del centro Sicilia, si organizzano magnificenti eventi chiamate "Tavolate". Ma, cosa sono? Un interessante articolo del dott. Cristian Orlando ci mostra lo spaccato folklorico di Leonforte in provincia di Enna, descrivendo con toni squisitamente documentaristici l'evento degli "altari" di San Giuseppe in un paese dove la tradizione è rimasta genuina e forte nel contesto dei rituali popolari. Buona lettura.

Gli "Altari" o "Tavolate" di San Giuseppe a Leonforte
del Dott. Cristian Orlando.


In Sicilia la festa di San Giuseppe apre la stagione della primavera e rappresenta una delle celebrazioni più antiche per molti paesi dell’Isola. Anche nella provincia di Enna ogni anno, il 19 Marzo, la tradizionale festa viene celebrata con l’allestimento dell’altare o tavolata, tradizione che ancora oggi continua a rappresentare un atto di fede che si manifesta nell'adempimento di un voto fatto per grazia ricevuta. A Leonforte, ad esempio, S. Giuseppe è, tra i Santi, il più amato e il più venerato. Di conseguenza si da vita ad una sacra commemorazione che nel tempo ha assunto una ritualità ed importanza tale da essere considerata, nel "calendario" del popolo, una delle più interessanti dell'anno. Qui già a partire dal pomeriggio del 18 marzo, e per tutta la notte fino alle prime luci dell'alba, una moltitudine di abitanti, devoti, curiosi, turisti, si riversano per le strade alla ricerca dei famosi “artari” dedicati al Santo e realizzati da chi ha fatto voto. Si tratta di grandi tavole imbandite dei più disparati alimenti, primizie, bevande, dolciumi. L'elemento fondamentale dell'altare è sicuramente dato dalle "cuddure", ovvero il pane lavorato in particolarissime fogge dalle massaie, che riproducono santi o figure con fregi e motivi vegetali. Infine, ad adornare l’altare, contribuisce un drappeggio di veli da sposa disposto a baldacchino dove al centro campeggia l’immagine del Santo.Nella lunga notte della “girata dill'artari”, in ogni vicolo del paese si avverte il fermento di persone e di gruppi che si incontrano e si accalcano per guadagnare l'accesso alle strette casette del centro storico, raggiungendo faticosamente la stanzetta dove è allestito l'altare per degustare vino, cardi, ceci, sfingi, pasta con la mollica, frittelle di cardi e di finocchietti selvatici, “pupidduzzi” (il noto pane benedetto) ed altri prodotti tipici offerti e distribuiti gratuitamente dagli organizzatori. Tra una visita e l’altra è facile assistere al canto del “lamientu” o alla recita delle “raziuneddi”, ovvero preghiere dialettali che narrano la vita di Gesù, di solito dette da gruppi di ragazzi che in questo modo si guadagnano i “pupiddi” di pane che successivamente verranno da loro assemblati con uno spago per poterli indossare a mo’ di collana. A mezzogiorno del 19 si giunge alla cerimonia conclusiva con il “Pranzo dei Santi” (figure tradizionalmente reclutate tra le famiglie più indigenti del paese) dove il padrone di casa provvede alla lavanda e al bacio dei piedi, seguiti dalla distribuzione ai Santi di un corredo di vivande consistente in un porzione di ogni cosa presente sull’altare. Infine, la Santa Messa delle 17.30 alla parrocchia di San Giuseppe e la rituale processione con il simulacro alle 18.30 concludono la festa.
Folklore, fede e tradizione legati a questa festa si riscontrano, con qualche variante, anche in altri centri della Provincia come Valguarnera Caropepe, Barrafranca, Centuripe, Catenanuova, Aidone e Piazza Armerina,
Le feste e le tradizioni popolari, nate dai tempi più remoti per scandire i ritmi del lavoro e della vita della popolazione delle nostre comunità, oggi rappresentano un patrimonio di inestimabile valore che sempre più diventa memoria e risorsa per il territorio.

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